SENTIERO TAMBURINO SARDO – TRA STORIA E NATURA

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Tamburino Sardo è un sentiero di facile percorribilità, che si snoda per circa 3 km parte in piano, parte in pendio, seguendo il crinale del monte Croce (153 metri di altezza).

Immerso nella campagna, il percorso permette di ammirare un paesaggio caratterizzato da estese coltivazioni di vigneti a pergolato e interessanti valenze ambientali, in cui si diffondono sussurri di quella storia risorgimentale che ha reso famose queste terre, teatro di cruente battaglie per l’indipendenza e l’unità d’Italia.

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Il nostro cammino inizia dalla piazza della chiesa di San Pietro in Vinculis. Si cammina in direzione di Sommacampagna; superato il bivio che porta a villa Pignatti-Morano, in prossimità della strada comunale detta “della Casella”, alla nostra destra un’indicazione ci induce a scendere verso la campagna. Una piccola capezzagna serpeggia fra pergolati di kiwi e viti. Filari di gelsi e bagolari verdeggiano attorno a noi, mentre il colle di Custoza troneggia e ci segue dall’alto.

Il salice prende il posto del gelso e di fronte, in lontananza, una macchia di rubinie e di pioppi annuncia località Gorgo. Davanti a noi la risorgiva; girando a destra si aprirà ai nostri occhi un ambiente suggestivo: uno scorcio che evoca antiche bellezze in cui nè le macchine nè la lingua d’asfalto riescono a turbare. Fatti pochi passi a sinistra si incrocia la capezzagna.

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Dopo qualche centinaio di metri percorsi in piano, si sale dolcemente tra vigneti e siepi di rubinie, ornielli e altre specie erbacee e arbustive fra le quali il caprifoglio e il luppolo. Da qui, giovani cipressi cominciano ad affiancarci. Si raggiunge il crinale da dove è possibile ammirare l’ampio panorama: a sud Villafranca si estende nella pianura Padana; dietro il paese, se la giornata è limpida, si scorgono le ciminiere della centrale di Ostiglia sul Po e più in là gli Appennini; a est, verso Verona, si eleva il gruppo del Carega;  a nord l’alta Lessinia e l’imponente catena del monte Baldo.

Una piccola strada sterrata scende verso Villafranca; sui colli, Custoza e l’Ossario riposano dolcemente. In questo punto una fontana e un’area di sosta detta “della baracca” danno sollievo al passante. Ripreso il cammino si incontra il primo agriturismo. Il percorso fiancheggia i vigneti che hanno contribuito a fare conoscere queste zone per la produzione di uve pregiate. I cigli della strada bianca, ricchissimi di innumerevoli varietà di erbe e fiori, rendono ancora più gradevole il percorso, mentre i cipressi sorvegliano i nostri passi.

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Sulla destra una strada sterrata scende verso la pianura, incontrandone in seguito una seconda che porta in località Pozzo-Moretto (Villafranca), contrada nota per il pittoresco carnevale. La strada curva a sinistra proprio quando la vista si apre sulla catena del Baldo. Si prosegue fino ad incrociare un filare di cipressi a sinistra e olivi a destra; un’ampia visuale si apre di fonte a noi ricca di storia e di sapienza contadina.

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Visibile dall’alto, lungo la strada per Sommacampagna si scorge il monumento ad Amedeo di Savoia duca d’Aosta, figlio del re Vittorio Emanuele II.

La scultura raffigura il Savoia in mezzo ai suoi soldati mentre viene ferito in una coraggiosa azione militare in questa località.

La vista può godere di un ordinato panorama costituito da vigneti che mutano di colore col cambiare delle stagioni. Da qui ci si rende davvero conto quanto vasta sia l’estensione degli impianti viticoli e l’amorevole opera dell’uomo nei mantenerli così rigogliosi e produttivi.

Per l’impianto di un vigneto si devono tenere in considerazione diversi fattori in relazione tra loro come per esempio: il clima, il terreno, le varietà delle piante e la loro successiva sistemazione eccetera.

Un tempo l’acero, l’olmo, il gelso, il frassino crescevano avvinghiati alla vite per darle sostegno.

Ancora si trova qualche breve filare di separazione tra le proprietà. Ma ora questi sostegni “vivi” sono stati sostituiti da pali in cemento che, oltre alla durata, offrono una perfetta tensione dei fili di sostegno ai tralci.

Il terreno morenico di questa zona consente la produzione di ottimi vitigni quali Trebbiano Toscano, Garganega, Tocai friulano o Italico, Cortese, Malvasia, Riesling, con i quali si ottengono uvaggi per produrre il vino Custoza D.O.C.

Dal colore giallo paglierno, gusto delicato e profumo leggermente aromatico, questo vino è particolarmente indicato per accompagnare antipasti e pesce.

Chi volesse onorare il Custoza può partecipare all’annuale festa che si tiene la seconda domenica di settembre.

Questa importante manifestazione è nata per assegnare la medaglia d’oro ai migliori vini bianchi prodotti, secondo le normative CEE; la possibilità di attribuire il premio a tutti coloro che presentano vini con ben determinate caratteristiche organolettiche, costituisce un incentivo alla produzione di Custoza di elevata qualità.

Chi desidera invece immergersi tra i vigneti può percorrere la “strada del vino Custoza”, un suggestivo itinerario guidato da segnaletica che, partendo da Sommacampagna, tocca i centri di Custoza, Santa Lucia ai Monti, Valeggio sul Mincio, Salionze, Oliosi, San Rocco, San Giorgio in Salici e Sona.

Lungo il percorso si incontrano numerosi punti vendita dove è possibile acquistare il vino tipico.

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Si prosegue il cammino circondati da seminativi, viti e orti a conduzione familiare, per arrivare a un ristorante e alla nota località detta “Tamburino Sardo”.

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A sinistra la casa del leggendario Tamburino Sardo cui cui è posta la targa all’eroe ragazzo, il cui sacrificio fu narrato dalla fantasiosa penna di Edmondo De Amicis nel libro “Cuore”. Si narra che il ragazzo, arruolato nell’esercito piemontese, fosse stato incaricato di consegnare a Villafranca un messaggio con richiesta d’aiuto. Uscito furtivamente dalla casa dove si era rifugiato con la sua compagnia, mentre corre verso Villafranca viene ferito ad una gamba. Nonostante la perdita di sangue e il dolore lancinante porta a termine la missione e salva i suoi compagni, ma non la gamba ferita. Il suo capitano, commosso dall’impresa, dirà “Io non sono che un capitano, tu sei un eroe”.

Si incontrano tra queste colline numerose testimonianze delle cruenti battaglie risorgimentali tra Piemontesi e Austriaci; ne è una testimonianza l’Ossario che troneggia dalla collina più alta.

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Monte Croce (153 metri) è la prossima tappa. Con una leggera deviazione sulla destra si sale sulla dolce sommità del colle dove è stato posto un obelisco alla memoria della Brigata Sardegna e delle due battaglie che la videro protagonista nelle guerre risorgimentali.

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Ritornando sui propri passi, si scende verso una zona umida creatasi su substrati argillosi. Piccole strade bianche solcano serpeggiando il verde delle colture, punteggiate da salici e gelsi. Poco dopo si incrocia la corte rurale Vegruzzi; adiacente le recenti costruzioni se ne scopre una più antica: una vecchia casa colonica dolce e armoniosa come solo un tempo sapevano costruire.

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Poco prima che il sentiero pieghi a sinistra, una fontana, subito dopo un’area dove è possibile sostare. Ci si avvia verso l’ultimo tratto del percorso che si sviluppa in piano, immersi nei vigneti, oltre i quali si riconosce il colle ed il sentiero appena abbandonato, la casa del Tamburino, il filare di cipressi che ritma l’orizzonte.

La vista è suggestiva, un paesaggio che sembra dipinto dal pennello di un armonioso pittore. Lungo la capezzagna, luppolo e arbusti di varie specie, ci riportano alla naturalezza selvatica di alcuni tratti di questo territorio.

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Arrivati alla contrada Gorgo, appena oltrepassata l’omonima azienda agricola, si ritrova la strada comunale, prendendo a sinistra qualche centinaio di metri di asfalto per ritornare alla capezzagna che riconduce verso Custoza e la sua piazza, inizio del nostro percorso.

Buona Passeggiata.